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Luglio 26, 2022

Gli infortuni più frequenti nel calcio

Il calcio è lo sport più seguito e più praticato nel mondo. E risulta essere lo sport con il più alto numero di infortuni.

Gli infortuni più frequenti nel calcio sono i traumi muscolari; a seguire troviamo i traumi contusivi, le distorsioni del ginocchio e della caviglia ed infine le fratture.

I traumi muscolari

  1. classificazione dei traumi muscolari
  2. fattori di rischio dei traumi muscolari
  3. come diagnosticare una lesione muscolare?
  4. come prevenire una lesione muscolare?
  5. come curare una lesione muscolare

Classificazione dei traumi muscolari

I traumi muscolari sono gli infortuni più frequenti nel calcio. A seconda del meccanismo di insorgenza vengono suddivisi in:

  • lesione da trauma diretto in cui il danno a carico del tessuto muscolare è creato da una forza agente esterna (contusione)
  • lesione da trauma indiretto in cui l’azione lesiva è data da forze agenti interne (forze di trazione, compressione e taglio), e che a seconda della gravità del danno sono classificate in: contrattura, stiramento e lesione muscolare.

I traumi muscolari si suddividono in:

  • contrattura muscolare: non c’è un danno anatomico ma solo un affaticamento generalizzato del muscolo con aumento del tono e conseguente accorciamento delle fibre muscolari. La contrattura non produce un dolore acuto e localizzato ma diffuso a buona parte del tessuto muscolare interessato. Il calciatore percepisce un indurimento progressivo del muscolo ma che permette la continuazione del gesto atletico.
  • stiramento muscolare: in questo caso l’atleta ricorda perfettamente il momento lesionale, il dolore è immediato, acuto e ben localizzato ed è causato da un allungamento eccessivo del muscolo che però non intacca l’integrità delle fibre. Non è presente una impotenza funzionale ma l’atleta è costretto a sospendere l’attività sportiva. Lo stiramento muscolare in gergo medico è chiamato elongazione muscolare.
  • lesione muscolare di I° grado: c’è una rottura delle miofibrille, ovvero le unità contrattili del muscolo. La lesione interessa una quantità minima della superficie muscolare. Si manifesta con un dolore acuto e ben localizzato e l’atleta è costretto a sospendere subito l’attività sportiva mantenendo un vivo ricordo del momento esatto e della dinamica della lesione.
  • lesione muscolare di II° grado: valgono tutte le informazioni acquisite nella lesione di I grado ma la lesione interessa un numero maggiore di miofibrille, ma meno di tre quarti della superficie del muscolo interessato. L’incapacità di contrazione del muscolo è importante ma non impossibile.
  • lesione muscolare di III° grado: valgono tutte le considerazioni fatte per le lesioni di I e II grado ma la lesione si estende a più di tre quarti della superficie del muscolo con quasi totale perdita di forza. La lesione di III° grado può essere a sua volta suddivisa in: lesione parziale del muscolo, se la lesione è molto ampia ma incompleta, e lesione totale del muscolo se la lesione è completa e presenta una lacerazione all’interno del muscolo

Fattori di rischio delle lesioni muscolari

I fattori di rischio delle lesioni muscolari possono essere diversi:

  • squilibrio posturale
  • squilibrio muscolare , ovvero lo squilibrio tra muscoli agonista/antagonista
  • preparazione atletica non adeguata
  • sovraccarico muscolare
  • stress psico-fisico
  • presenza di cicatrici ed aderenze in precedenti lesioni muscolari, non curate correttamente
  • traumi contusivi non trattati
  • condizioni d’allenamento non idonee (campo di gioco, temperatura ambientale eccessivamente fredda)
  • deficit propriocettivo di anca, ginocchio e/o caviglia

Come diagnosticare un trauma muscolare?

In caso di trauma muscolare è molto importante avere una diagnosi corretta per stabilire i tempi necessari per il ritorno all’attività sportiva e programmare un piano riabilitativo efficace. Si giunge ad una diagnosi corretta tramite:

  • l’anamnesi: il paziente riferisce le modalità di insorgenza del dolore, le caratteristiche, la sintomatologia e l’evoluzione del sintomo;
  • l’esame obiettivo con la palpazione e la digitopressione per apprezzare la rigidità muscolare e la contrattura antalgica, e test clinici quali contrazioni muscolari e stretching al fine di evocare il dolore ed evidenziare il gruppo muscolare interessato. A volte può essere presente un vero e proprio avvallamento nel sito di lesione;
  • le indagini strumentali per fare diagnosi differenziale, evidenziare lo strappo muscolare e stabilire il grado di lesione. L’ecografia è l’esame più rapido e meno costoso: è importante che l’esame ecografico sia effettuato da un medico esperto in ecografia muscolo-scheletrica poiché è un esame diagnostico operatore-dipendente. La Risonanza Magnetica è un esame diagnostico più costoso ma di maggiore precisione rispetto all’ecografia. La RMN è consigliata quando il medico ecografista è dubbioso sulla diagnosi.

Come prevenire un trauma muscolare?

È possibile prevenire o ridurre il rischio di una lesione muscolare eliminando o riducendo i fattori di rischio. È importante quindi lavorare sulla postura dell’atleta, sull’equilibrio muscolare agonista/antagonista, fare un’adeguata preparazione atletica. È importante introdurre nell’allenamento le contrazioni eccentriche: sono delle contrazioni in cui al muscolo viene richiesta contemporaneamente una contrazione ed un allungamento. In questo movimento si ha uno sviluppo maggiore di forza rispetto agli altri tipi di contrazione, il muscolo è sottoposto ad overstretching che può determinare lesioni a livello tendineo, miotendineo o muscolare. Da qui risulta fondamentale al fine della prevenzione avere un adeguato condizionamento eccentrico per ridurre il rischio di lesione muscolare.

Un aspetto importante riguarda la cura dei traumi diretti. Infatti una semplice contusione non attenzionata comporta un accumulo di energia sulla zona interessata che nell’immediato potrebbe non creare problemi in termini di dolore o deficit funzionale, ma ripercuotersi a distanza di qualche giorno o settimana e creare un affaticamento muscolare che può essere il preludio ad una lesione.

Come curare le lesioni muscolari

Il trattamento della contrattura muscolare prevede sedute di fisioterapia con tecarterapia, massoterapia decontratturante ed esercizi di stretching. La tecarterapia non deve essere mai utilizzata come un “ferro da stiro” ma deve essere un vero e proprio massaggio.

Il trattamento dello stiramento muscolare prevede nei primi giorni dopo il trauma sedute di fisioterapia con criocompressore (il Game Ready è un dispositivo medicale che combina la crioterapia con la compressione pneumatica intermittente) e la laserterapia ad alta potenza; a seguire sedute di tecarterapia, massoterapia decontratturante, esercizi di rinforzo in eccentrica.

Invece come si trattano le lesioni muscolari? Nella fase acuta l’obiettivo del trattamento è ridurre il gonfiore (edema e versamento ematico) con sedute di laserterapia ad alta potenza e criocompressore: la laserterapia  ha azione antinfiammatoria, la crioterapia vasocostringe, riducendo il gonfiore, la compressione pneumatica intermittente pompa l’edema lontano dall’area della lesione. Successivamente sedute di tecarterapia aiutano a drenare l’edema e stimolare la riparazione del tessuto lesionato. Andrà costantemente monitorato ecograficamente il processo di cicatrizzazione della lesione muscolare per poter inserire gradualmente la massoterapia, gli esercizi di rinforzo in eccentrica (servono a rinforzare e, al tempo stesso, ad elasticizzare il muscolo), e gli esercizi di stretching.

I traumi distorsivi

  1. la distorsione del ginocchio
  2. la distorsione della caviglia
  3. i fattori di rischio della distorsione
  4. come curare la distorsione del ginocchio
  5. come curare la distorsione della caviglia

I traumi distorsivi di ginocchio e caviglia sono meno frequenti dei traumi muscolari, ma sono sicuramente gli infortuni più gravi nel calcio. La distorsione è un movimento eccessivo dell’articolazione che può lesionare i legamenti, i menischi e la capsula articolare. Tutte queste strutture hanno il compito di stabilizzare l’articolazione in tutti i movimenti.

La distorsione del ginocchio

Nell’articolazione del ginocchio il Legamento Collaterale Mediale (LCM) ed il Legamento Collaterale Laterale (LCL) impediscono l’eccessivo movimento in lateralità del ginocchio; il Legamento Crociato Anteriore (LCA) ed il Legamento Crociato Posteriore (LCP) impediscono il movimento eccessivo del ginocchio in avanti e indietro formando una sorta di X. I menischi invece fungono da cuscinetti e da adattatori delle superfici articolari tra tibia e femore. Normalmente durante una distorsione di ginocchio le strutture più sollecitate sono il Legamento Crociato Anteriore, il Legamento Collaterale Mediale ed il menisco interno. La rottura in contemporanea di queste tre strutture viene definita “triade infausta” proprio per la loro importanza nella biomeccanica del ginocchio.

Il trauma distorsivo al ginocchio può avvenire in diverse modalità:

  • in iperflessione
  • in iperestensione
  • in torsione facendo punto fisso sul piede e ruotando con il corpo
  • in valgismo ovvero quando il ginocchio viene sollecitato con una forza diretta verso l’interno
  • in varismo ovvero quando il ginocchio viene sollecitato con una forza diretta verso l’esterno

La distorsione della caviglia

La distorsione della caviglia può avvenire attraverso due movimenti: in inversione, quando il piede ruota verso l’interno, ed in eversione, quando il piede ruota verso l’esterno.

Quando avviene una distorsione di caviglia in inversione il legamento più traumatizzato è il Legamento Peroneo Astragalico Anteriore (LPAA). Gli altri legamenti del comparto esterno sono: il Legamento Peroneo Calcaneare ed il Legamento Peroneo Astragalico Posteriore. Quando avviene un trauma distorsivo in eversione il legamento più coinvolto è il Legamento Deltoideo.

I fattori di rischio di una distorsione

I fattori di rischio di una distorsione sono:

  • terreno di gioco sconnesso
  • scarsa propriocezione e coordinazione motoria
  • traumi diretti
  • movimenti rapidi come cambi di direzione improvvisi
  • deficit di forza dei muscoli che stabilizzano l’articolazione
  • nella distorsione della caviglia traumi pregressi: infatti un atleta che ha preso una distorsione alla caviglia sarà più soggetto a nuove distorsioni.

Come curare la distorsione del ginocchio?

Nella distorsione del ginocchio è importante da subito ridurre il gonfiore dell’articolazione con sedute di criocompressione e laserterapia ad alta potenza, e mantenere il tono muscolare con esercizi isometrici e l’elettrostimolazione del muscolo quadricipite.

Una volta che il ginocchio appare “asciutto”, la Risonanza Magnetica Nucleare permette di evidenziare le strutture che sono state lesionate (legamenti e menischi). Una visita ortopedica è necessaria per valutare la stabilità dell’articolazione ed escludere la necessità di ricorrere alla chirurgia.

Nel trattamento conservativo della distorsione del ginocchio è importante andare a stabilizzare l’articolazione con esercizi di potenziamento del m. quadricipite e dei muscoli ischiocrurali (bicipite femorale, semimembranoso e semitendinoso): utilizziamo esercizi a catena cinetica chiusa, esercizi eccentrici, il PBFR

(Personalized Blood Flow Restriction). Il PBFR è un dispositivo che permette di lavorare sulla forza e l’ipertrofia muscolare riducendo i carichi di lavoro.

Come curare la distorsione della caviglia?

Per prima cosa è necessario escludere la presenza di fratture con una radiografia della caviglia. L’osso che si frattura più frequentemente è il malleolo peroneale, quando la frattura riguarda entrambi i malleoli si definisce frattura bimalleolare. Quando oltre i malleoli si frattura la porzione postero-distale della tibia si definisce frattura trimalleolare. In caso di frattura è necessario ricorrere all’immobilizzazione dei capi ossei; nelle fratture scomposte sarà necessario ricorrere alla chirurgia.

Una volta escluse fratture è possibile ricorrere immediatamente alla fisioterapia per la riduzione del gonfiore e della sintomatologia dolorosa: criocompressore, laserterapia ad alta potenza e massaggio drenante della caviglia. Una volta ridotto il gonfiore è importante mobilizzare sia passivamente che attivamente l’articolazione per il recupero della mobilità, rieducare la caviglia al carico e programmare un allenamento propriocettivo, fondamentale per prevenire nuove distorsioni.

I traumi contusivi

Concludiamo questo articolo citando le contusioni. Essendo il calcio uno sport da contatto, i traumi contusivi rientrano di diritto tra i traumi più frequenti nel mondo del calcio. La contusione consiste in un trauma diretto (botta) su un tessuto molle senza creare lesioni. Nei casi più gravi la contusione può portare ad una lesione muscolare o una frattura ossea. Come visto in precedenza è importante non sottovalutare le contusioni poiché un trauma non trattato può successivamente causare una contrattura o lesione muscolare. La contusione va quindi trattata precocemente con applicazioni di ghiaccio, criocompressione e ultrasuoni a freddo (crioultrasuoni)

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